|
Il turista, che percorre le strade milanesi osservando i negozi, inevitabilmente poserà gli occhi, prima o poi, su vetrine tentatrici che espongono, spesso con arte, cibi d'ogni genere. Scoprirà così una gradevole caratteristica della nostra città: è un vero paradiso per i golosi.
Sarà sufficiente aggirarsi tra via Spadari e via Speronari (a due passi dal Duomo) per trovare un vero quartiere della gastronomia e per comprendere quale abbondanza e varietà di prodotti alimentari si riversi ogni giorno su Milano.
Panifici, rosticcerie, ristoranti, enoteche, pasticcerie, gelaterie sono numerosissimi in ogni zona della città.
A Milano si può mangiare di tutto, dai cibi provenenti dalle varie regioni italiane, a quelli provenienti dai vari paesi europei ed extraeuropei. Ma, in fatto di cucina, Milano ha le sue antiche tradizioni, che nonostante le nuove abitudini, riescono ancora a sopravvivere.
Dall'antica cucina milanese, elaborata e gustosa, rimangono: il risotto allo
zafferano, il risotto alla certosina, il minestrone, la
polenta pasticciata, la costoletta alla milanese, la
"cassoeula", l'ossobuco, la busecca, i
"mondeghili", il vitello tonnato, il
"rostin negaa", i brasati, gli stufati.
Fra i dolci, l'unica specialità di rinomanza mondiale è il panettone.
I negozi e i supermercati di generi alimentari sono chiusi il lunedì pomeriggio. Nei giorni feriali sono aperti dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30. (Alcuni negozi anticipano e/o posticipano l'apertura al mattino ed al pomeriggio).
Come nacque il
"Risotto
giallo"
Era il 1574, vicino al Duomo, i cui lavori erano in corso da quasi 200 anni, vivevano alcuni vetrai belgi, incaricati di portare a termine alcune vetrate della Cattedrale milanese. Uno di loro era stato soprannominato
"Zafferano" per la sua abitudine di aggiungere all'impasto un pizzico di zafferano, ottenendo risultati sorprendenti.
Il Maestro vetraio Valerio di Fiandra, lo prendeva spesso in giro per questa "mania
zafferanesca", ripetendogli che un giorno o l'altro avrebbe messo lo zafferano anche nel cibo. Il giovane lo prese in parola; il giorno del matrimonio della figlia del Maestro, corruppe il cuoco e spruzzò davvero la polvere gialla nel riso del pranzo di nozze. Pensava di aver giocato un tiro mancino, ma i commensali, dopo il primo stupore, decretarono il successo della novità.
Nacque così uno dei piatti più tipici di Milano.
Come nacque il Panettone
Sulla nascita del panettone, tipico dolce di Milano, si racconta
la leggenda del "Il pan del Toni".
Alla corte di Ludovico Sforza, nel castello, una vigilia di Natale, tra musiche, canti e giochi di buffoni, era in corso un cenone che avrebbe dovuto concludersi con un favoloso dolce, preparato dal capo-cuoco, secondo una segretissima ricetta. Per errore o per distrazione, il delizioso dolce si bruciò. In cucina, mentre il capo-cuoco si disperava, Toni, uno sguattero, prese gli avanzi della pasta del dolce bruciato, vi aggiunse frutta candita, spezie, uova, zucchero, confezionò un
"nuovo" dolce e propose di servirlo.
Sembrava una focaccia, ma non c'erano alternative. Sistemato su un grande piatto, il nuovo dolce fu portato in tavola dove, dopo le prime perplessità, ebbe un grande, inatteso successo. Ludovico si congratulò con il capo-cuoco e il "pan del Toni", chiamato poi panettone, divenne il dolce tipico della città.
|